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Alan Sorrenti, Figli delle Stelle – Storia, curiosità di un capolavoro

Figli delle stelle - Alan Sorrenti

La vera storia di “Figli delle stelle”, il capolavoro pop di Alan Sorrenti

Nel novembre del 1977, Alan Sorrenti pubblicò “Figli delle stelle”, segnando una svolta netta nella sua carriera e nel panorama della musica leggera italiana. Il brano ottenne un grandissimo successo di vendite nel corso del 1978, grazie a una melodia accattivante e a un sound curato e dal respiro internazionale, registrato direttamente negli Stati Uniti con eccezionali musicisti d’oltreoceano.”

Figli delle stelle - Storie di canzoni

Il passato progressive e il “tradimento” commerciale

Prima del 1977, la carriera di Alan Sorrenti si muoveva su binari completamente diversi. L’artista era una delle figure più stimate del rock progressivo e sperimentale italiano. Il suo album di debutto, Aria (1972), era caratterizzato da suite lunghe, testi ermetici e un uso d’avanguardia della voce, che gli erano valsi il plauso della critica e una solida base di fan legati ai movimenti alternativi dell’epoca.

La svolta intrapresa con “Figli delle stelle” non fu quindi indolore. Molti dei suoi storici fan rimasero profondamente delusi. In un clima politico e culturale polarizzato come quello della fine degli anni ’70 in Italia, passare dal rock impegnato alla disco music leggera e disimpegnata venne visto da una parte del pubblico come un vero e proprio “tradimento” commerciale.

La nascita del brano: un’ispirazione notturna

L’idea iniziale del pezzo non nacque in studio, ma da un momento di improvvisa ispirazione personale. Sorrenti ha raccontato che il testo e la melodia principale presero forma durante una notte d’estate a Roma, mentre osservava il cielo stellato.

Il concetto di fondo, l’idea che gli esseri umani siano spiritualmente legati al cosmo, si sviluppò quasi di getto. Inizialmente il brano fu abbozzato in lingua inglese con il titolo provvisorio di “Heaven”. Solo in un secondo momento l’artista decise di tradurre il testo e adattarlo alla metrica italiana, mantenendo però intatta la ritmica originaria.

La produzione a Los Angeles e il sound West Coast

Se la melodia nacque in Italia, la vera chiave del successo di “Figli delle stelle” risiede nella sua produzione. Per dare al brano un respiro moderno e competitivo rispetto alle produzioni estere, Sorrenti si trasferì a Los Angeles, in California, per registrare l’intero album.

Negli studi americani venne coinvolto un team di prim’ordine della scena fusion e pop-rock della West Coast. Gli arrangiamenti vennero curati da professionisti eccezionali, tra cui spicca il chitarrista Jay Graydon (noto per le sue collaborazioni con Al Jarreau, Steely Dan), e il bassista David Hungate, che proprio in quei mesi stava fondando i Toto, permise di ottenere quel groove di basso e chitarra preciso, pulito e ballabile.

Il riscontro del pubblico.

Nonostante le fredde reazioni della critica specializzata e lo shock dei vecchi fan, il brano intercettò perfettamente i gusti del grande pubblico. Uscito a fine 1977, la sua diffusione crebbe costantemente nei primi mesi del 1978, spinta anche dal boom della disco music che in quel periodo stava conquistando le radio e le discoteche italiane. Il singolo divenne uno dei più venduti dell’anno, segnando il momento di massimo successo commerciale nella carriera di Alan Sorrenti.

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