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La leggenda di Ozzy: dai Black Sabbath all’ultimo saluto.

Ozzy Osbourne - Black Sabbath (Padri dell'heavy Metal)

John Michael Osbourne, per tutti semplicemente “Ozzy”.

Ozzy Osbourne, “il principe delle tenebre”. Una leggenda che ha attraversato numerose generazioni, diventando uno dei cantanti più iconici dell’haevy metal. Con la sua voce unica, il suo carisma e una presenza scenica inconfondibile ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica. Dai Black Sabbath alla carriera solista ha vissuto decenni di tour, dischi e momenti indimenticabili fino ad arrivare alla decisione di dare il suo ultimo addio alle scene, proprio lì dove tutto è cominciato nella sua Birningham. Un ultimo atto per concludere una carriera monumentale.

Black Sabbath i padri dell’Heavy Metal.
Album e Riff iconici (1970 – 1978)

Album: Black Sabbath

13 febbraio 1970. Nell’epoca dei figli dei fiori, della psichedelia e dei sogni di pace arrivò un temporale, oscuri presagi, una campana in lontananza e poi un suono mai sentito prima. Registrato in una sola giornata, suonato dal vivo, con un impatto grezzo, potente, nuovo. L’album omonimo Black Sabbath getta i semi di una rivoluzione sonora. Sta nascendo l’ Heavy Metal.

L’album si apre con la title track Black Sabbath, il riff che ha dato vita all’heavy metal, il punto zero da cui tutto è partito. Il rumore della pioggia, dei tuoni e il rintoccho di una campana funebre che vanno a preparare l’atmosfera per qualcosa di minaccioso e cupo mai sentito prima. Un capolavoro che ancora oggi suona inquietante e potente.

Con la seconda traccia Nativity in Black, Greezer Butler ci regala un’introduzione di basso leggendaria, preparando il terreno alla chitarra di Tony Iommi con un riff potente e pieno di groove. Il marchio di fabbrica dei Black Sabbath. riconoscibile, imponente, immortale.

Album: Paranoid

Se Black Sabbath ha aperto le porte del metal, il secondo album Paranoid le ha spalancate. Pubblicato il 18 settembre 1970, Paranoid è l’album che ha definito il suono della band, il disco che li ha resi leggendari. Un album costruito sui riff che hanno fatto la storia del rock duro influenzando generazioni di musicisti da War Pigs a Iron Man, da Paranoid a Electric Funeral. Con Iron Man abbiamo uno dei riff più riconoscibili della storia delle rock e del metal. È semplice, essenziale, ma incredibilmente efficace. Un classico eterno.

Adesso veniamo a Paranoid, una canzone che inizialmente doveva essere soltanto un riempitivo per l’album, ma che è diventato il brano che ha reso famosi Black Sabbath e ha definito il suono del rock duro anni 70. Se qualcuno mi chiedesse come suona l’hard rock gli risponderei senza esitare “ascoltati Paranoid, 3 minuti di pura adrenalina”.

Album: Master of Reality

Dopo il successo di Paranoid, i Black Sabbath decidono di spingersi oltre. Tony Iommy accorda la sua chitarra più bassa di un tono e mezzo, creando un suono incredibilmente massiccio e profondo. Master of Reality, pubblicato nel 1971, è l’album che porta il “Doom Metal” alle sue radici con riff pesanti e atmosfere oscure. Qui il sound dei Black Sabbath diventa ancora più corposo, massiccio e iconico.

Ma Master of Reality non è solo Doom Metal. Children of the Grave è il brano più riuscito dell’album, Ritmo incalzante, un riff veloce e martellante che ha influenzato intere generazioni di chitarristi. Con Children of the Grave i Black Sabbath dimostrano la loro potenza ai massimi livelli.

Album: Vol.4

Dopo Master of Reality, i Black Sabbath non si accontentano di ripetersi. Con vol. 4, uscito nel 1972 spingono il loro suono verso territori più audaci, mescolando il peso dei riff con nuove atmosfere e melodie inaspettate. È l’album di Wheels of Confusion, Change, Snowblind, Under the Sun.

Con Snowblind i Black Sabbath mostrano un lato più melodico senza perdere la loro intensità. Riff avvolgente, ritmo trascinante e un’atmosfera quasi psicadelica.

Con Under the Sun si torna al classico sound the Black Sabbath, un riff sporco, pesante e potente. Tony Iommi dimostra ancora la sua maestria nel creare atmosfere oscure e schiaccianti con poche note essenziali.

Album: Sabbath bloody Sabbath

Dopo il tour di volume 4, i Black Sabbath si trovano in un periodo di crisi creativa.Tony Iommy fatica a comporre nuovi riff e la band cerca una nuova direzione. Il soggiorno nel castello di Clearwell si rivelò fondamentale. Qui nasce il riff di Sabbath Blood Sabbath, dando il via a quello che sarebbe stato il loro album più ambizioso e riuscito, Sabbath Bloody Sabbath.

Per Tony Iommy, questo è uno dei riff più belli che abbia mai scritto e sono totalmente d’accordo con lui. Sabbath Bloody Sabbath è un concentrato di energia pura, un riff aggressivo ma allo stesso tempo melodico. è uno di quei riff che ti colpiscono al primo ascolto e che ogni chitarrista metal sogna di scrivere almeno una volta nella vita.

Album: Sabotage

Nel pieno di una fase turbolenta tra battaglie legali e tensioni interne, i Black Sabbath nel luglio del 1975 danno vita a Sabotage, un album che incanala tutta la loro rabbia e frustrazione in un sound più aggressivo e sperimentale. Ozzy…pur non avendo una grande estinzione vocale, offre una delle sue performance più potenti, spingendo la sua voce al limite e aggiungendo un’intensità unica ai brani. Con pezzi come Symptom of the Universe e Megalomania, la band alterna momenti di pura potenza a sezioni più complesse e di atmosfera. Nonostante le difficoltà, Sabotage resta uno dei loro lavori più intensi della loro carriera.

Symptom of the Universe è uno di quei capolavori indiscussi di sabotage e tra i vertici dell’intera produzione dei Black Sabbath. Il brano si apre con un “riff assassino”, un concentrato di potenza e aggressività che ha influenzato intere generazioni di band metal.

In sabotage troviamo anche Megalomania, secondo me uno dei brani più sottovalutati dei Black Sabbath
ha un riff tra i più potenti e travolgenti della band. Il brano parte lento e inquietante per poi trasformarsi in una cavalcata pesante e dirompente. Un pezzo intenso e imprevedibile che dimostra tutta la versatilità dei Black Sabbath.

Album: Technical Ecstasy / Never Say Die

Dopo una serie di capolavori, i Black Sabbath attraversano un periodo difficile. Technical Ecstasy e Never Say Die, usciti rispettivamente nel 1976 e 1978 non si rivelano all’altezza dei lavori precedenti. Le tensioni interne, i problemi personali e l’assenza di veri riff iconici rendono questi album meno incisivi. Ozzy era sempre più coinvolto in problemi di abuso di sostanze che influenzava negativamente le sue performance e la sua capacità di contribuire alla scrittura dei brani. Questa situazione portò la band su volontà di Tony Iommi il 27 aprile 1979 a prendere la sofferta decisione di allontanarlo dai Black Sabbath.

La crisi e la rinascita di Ozzy (carriera solista).

Dopo essere stato cacciato dalla band, Ozzy attraversò un periodo buio e autodistruttivo. Chiuso in una stanza d’albergo tra alcol e droghe, convinto che la sua carriera fosse finita. Si sentiva perso, immerso nella depressione, ma si sa, nessuno si salva da solo. In tutta quell’oscurità appare una luce anche per Ozzy. E quella luce ha un nome e un cognome, Sharon Arden, figlia del produttore discografico dei Black Sabbath, Don Arden.

Sharon formò una band per Ozzy di tutto rispetto arruolando il talentuoso Randy Rhoads, ex chitarrista dei Quiet Riot, noto per il suo stile virtuoso e innovativo. Bob Daisley, ex Rainbow al basso, e Lee Kerslake, ex Uriah Heep, alla batteria. Nel 1980 con questa formazione pubblica Blizzard of Ozz album che segnò il suo ritorno con brani iconici come Crazy Train e Mr. Crowley. L’influenza di Randy Rhoads fu determinante poiché il suo approccio unico e innovativo alla chitarra aiutò Ozzy a definire un sound completamente nuovo, dando il via alla sua leggendaria carriera da solista. Dopo il successo di Blizzard of Ozz, Ozzy pubblicò nell’ottobre del 1981 l’album Diary of Madman. Il mondo dell’Heavy metal aveva un nuovo Re e il sodalizio con Randy sembrava destinato a dominare gli anni 80. Ozzy aveva ritrovato se stesso e il futuro appariva radioso, ma qualcosa andò storto.

La morte di Randy Rhoads.

Il 19 marzo, durante il tour di Diary of a Madman accade qualcosa di tragico ed imprevedibile. Il piccolo aereo su cui viaggiava Randy Rhoads si schiantò in Florida mentre solvolava il tourbus della band. Randy morì tragicamente all’età di soli 26 anni. La sua prematura scomparsa spezzò il cuore di Ozzy, che lo aveva sempre considerato come un fratello minore.

The show must go on.

Dopo la tragica morte di Randy, Ozzy entrò in una fase di profondo dolore. Tuttavia, nel suo spirito ribelle e indomabile, trovò la forza di continuare a mantenere vivo il suo nome nella storia dell’ Haevy Metal.

Il compito di raccogliere l’enorme eredità lasciata da Randy Rhoads ricadde su Jake e Lee, chitarrista talentuoso, capace di portare una nuova energia al sound di Ozzy. Con Bark at the Moon, album pubblicato nel 1983, Ozzy dimostra di essere ancora al vertice e la Title Track diventa rapidamente uno dei brani più iconici della sua carriera. Seguendo questo successo arriva dopo 3 anni The Ultimate Sin, album che porta uno stile più raffinato e patinato con Shot in the dark a spiccare come brano di punta.

Tuttavia la collaborazione con Jake e Lee si conclude bruscamente aprendo le porte a un giovanissimo Zakk Wylde. Dotato di uno stile aggressivo e di un suono distintivo e inconfondibile, oltre a una grande presenza scenica, Zakk diventerà il chitarrista più longevo di Ozzy. Con No more tears, apici della loro collaborazione, Ozzy dimostra una maturità artistica mai vista prima. L’album pubblicato nel 1991 è una pietra miliare della sua carriera con una produzione raffinata e brani conici come Mama I’m coming home e la stessa No More Tears che mostrano un equilibrio perfetto tra potenza e melodia.

L’eredità di Ozzy e dei Black Sabbath.

La carriera di Ozzy e dei Black Sabbath è stata tra le più influenti nella storia dell’Haevy metal, dagli esordi della band che ha dato vita al genere fino alla straordinaria evoluzione solista di Ozzy. Il loro impatto ha lasciato un segno indelebile nella musica. I Black Sabbath hanno definito l’Heavy Metal ispirando generazioni di musicisti con il loro sound oscuro, potente e rivoluzionario. Ozzy, con il suo carisma e la sua voce inconfondibile ha ridefinito il ruolo del frontman, diventando una vera e propria icona del rock e del metal. Il loro impatto è stato celebrato da leggende della musica che li hanno riconosciuti come veri padri del genere.

James Hetfield (Metallica): “Senza i Black Sabbath non ci sarebbe stato il Metal.Ozzy è una leggenda vivente”.

Dave Grohl (Foo Fighter):Ozzy è il Padrino del Metal, la sua energia sul palco è ineguagliabile”.

Rob Halford (Judas Priest): “I Black Sabbath hanno creato qualcosa di immortale, Ozzy è il cuore di quella magia”.

L’ultimo atto di Ozzy: il ritorno alle origini.

Dopo decenni di successi, tour leggendari e album iconici, Ozzy ha continuato a calcare palchi e a incidere musica, mantenendo vivo il suo status di leggenda dell’Heavy metal. Ma ogni storia, anche la più bella, ha una fine. E Ozzy ha scelto di chiudere la sua straordinaria carriera insieme ai suoi Black Sabbath nella loro città natale Birmingham, dove tutto è iniziato.

Un addio che chiude un’era (Back to the beginning)

Come back to the beginning, l’ultimo concerto della formazione originale dei Black Sabbath si chiude un cerchio, le luci si spengono, il palco resta vuoto, ma la loro musica resterà per sempre scolpita nel cuore dell’Heavy Metal. Lo stesso saluto iconico di Ozzy, che ha accompagnato la fine di ogni suo concerto ora risuona come un addio definitivo.

“Thank you good night we love you all” (Grazie buona notte vi amiamo tutti).

Grazie a te, Ozzy. Grazie a voi Black Sabbath….

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